1. La "cortina di ferro" nella nuova Europa
«Sull’Europa è scesa una cortina di ferro»

Winston Churchill (1874-1965), capo del governo inglese dal 1940 al 1945, guidò la lotta della Gran Bretagna al nazismo per tutta la durata della guerra. Presentiamo qui alcuni estratti del discorso che egli tenne a Fulton, negli Stati Uniti, il 15 marzo del 1946: un discorso epocale, che rappresenta l’“inaugurazione” pubblica della guerra fredda, in cui Churchill ribadì le posizioni che aveva sostenuto prima della guerra, quando si era espresso a favore dell’invasione armata della Russia dopo la rivoluzione bolscevica del 1917. Per la prima volta in questo testo compare l’espressione “cortina di ferro”, a sottolineare la divisione dell’Europa, sottoposta a est all’egemonia sovietica.
 
Vengo ora al secondo pericolo che minaccia il focolare della gente comune, cioè la tirannia. Non possiamo essere ciechi di fronte al fatto che le libertà godute dai singoli cittadini che fanno parte dell’impero britannico non sono valide in un numeroso gruppo di paesi, certi dei quali anche molto potenti. In tali Stati, la gente è sottoposta al controllo forzato di vari tipi di governi polizieschi, in misura tale che è da considerarsi sbalorditivamente contraria a ogni principio democratico. Il potere statale è esercitato senza alcun freno, da dittatori o da compatte oligarchie che funzionano tramite un partito privilegiato e una polizia politica. Non è nostro dovere, in questo momento, quando così numerose sono le difficoltà, interferire con la forza negli affari interni di paesi che non abbiamo conquistato in guerra, ma non dobbiamo mai cessare di ribadire senza paura i grandi princìpi della libertà e dei diritti dell’uomo. [...]
Un’ombra è caduta sulle scene così recentemente illuminate dalla vittoria degli alleati. Nessuno sa ciò che la Russia sovietica e la sua organizzazione internazionale intendono fare nell’immediato futuro, o quali siano i limiti, se ce ne sono, alle loro tendenze all’espansione e al proselitismo. Ho molta ammirazione e molta stima per il valoroso popolo russo e per il mio compagno di guerra, maresciallo Stalin. In Gran Bretagna – e senza dubbio anche qui – c’è simpatia e buona volontà verso i popoli russi, e la determinazione di perseverare, nonostante molte divergenze e contrasti, nello stabilire con essi una durevole amicizia. Noi comprendiamo il bisogno della Russia di essere sicura alle sue frontiere occidentali di fronte a qualsiasi ripetersi dell’aggressione tedesca. Noi le diamo il benvenuto al giusto posto tra le più importanti nazioni del mondo. Lo diamo soprattutto a contatti costanti, frequenti e sempre maggiori tra il popolo russo e il nostro popolo su tutte e due le sponde dell’Oceano Atlantico. È tuttavia mio dovere porre davanti a voi certi fatti al riguardo dell’attuale situazione in Europa: è mio dovere farlo, penso, anche se senza dubbio preferirei farne a meno.
Da Stettino sul Baltico a Trieste sull’Adriatico, è scesa sul continente europeo una cortina di ferro. Dietro quella linea ci sono tutte le capitali degli antichi Stati dell’Europa centrale e orientale. Varsavia, Berlino, Praga, Vienna, Budapest, Belgrado, Bucarest e Sofia, tutte queste famose città e le popolazioni che le circondano si trovano nella sfera sovietica e sono soggette, in una forza o nell’altra, non soltanto all’influenza sovietica, ma a un’altissima e crescente misura di controllo da Mosca. Solo Atene, con le sue glorie immortali, è libera di decidere del suo futuro con un’elezione sotto l’osservazione anglo-franco-americana. [...] In questi Stati dell’Europa orientale i partiti comunisti, che erano molto piccoli, sono stati portati ad assumere posizioni di preminenza e di potere molto al di là della loro capacità numerica e dappertutto cercano di ottenere un controllo totalitario. [...] Se ora il governo sovietico tenta, con un’azione separata, di dar vita a una Germania filo-comunista nella sua zona, questo provocherà nuove serie difficoltà nelle zone inglese e americana, e darà agli sconfitti tedeschi il potere di vendersi ai sovietici o alle democrazie occidentali. [...]
Di fronte alla cortina di ferro che è calata sull’Europa ci sono altre cause di ansietà. In Italia il partito comunista è seriamente ostacolato dal fatto che deve appoggiare le pretese sul territorio già italiano all’apice dell’Adriatico del comunista per addestramento maresciallo Tito. E tuttavia il futuro dell’Italia è ancora in bilico. Un’altra volta, nessuno può immaginare un’Europa rigenerata senza una Francia forte. In tutta la mia vita pubblica ho lavorato per una Francia forte e la fiducia nel suo destino non mi è mai venuta meno, anche nelle ore più buie. Non la perderò ora, questa fiducia. Ma in molti paesi, lontano dalle frontiere russe e sparse in tutto il mondo, le quinte colonne comuniste sono all’opera e lavorano in completa unità e assoluta obbedienza alle direttive che ricevono dal centro comunista. Eccetto che nel Commonwealth britannico e qui, negli Stati Uniti, dove il comunismo è nella sua infanzia, i partiti comunisti o le quinte colonne costituiscono una sfida montante e un pericolo per la civiltà cristiana. [...]
Non credo che la Russia sovietica desideri la guerra. Ciò che essi desiderano sono i frutti della guerra e l’indefinita espansione della loro potenza e della loro dottrina. [...]
Se la popolazione del Commonwealth di lingua inglese fosse aggiunta a quella degli Stati Uniti, con tutto ciò che questo implica nell’aria, sul mare, nella scienza e nell’industria, non ci sarebbe nessun instabile, precario equilibrio di potenza tale da tentare le ambizioni o le avventure. Ci sarebbe invece una totale assicurazione di sicurezza.

J. Morray, Storia della guerra fredda, Editori Riuniti, Roma 1962, pp. 62-65 e 67-70, in Da Jalta a Fulton. Le origini della guerra fredda nella corrispondenza dei Tre Grandi, a c. di G. Gattei, La Nuova Italia, Firenze 1975
 
Che cosa intende Churchill con l’espressione “cortina di ferro”? (max 3 righe)
Introduzione
«Sull’Europa è scesa una cortina di ferro»
La politica del “contenimento” nel Mediterraneo
Aiuto economico e alleanze politiche in Europa
Contro la dottrina Truman e il piano Marshall
Esercitazioni