COREA, GUERRA DI
(1950-1953). Combattuta nella penisola coreana fra nordcoreani e cinesi da una parte, sudcoreani, statunitensi e una coalizione di 25 stati del blocco occidentale dall'altra. L'impossibilità di trovare un compromesso che permettesse la riunificazione della Corea aveva esasperato tra il 1949 e il 1950 le tensioni interne, spingendo il paese verso la guerra civile. Le truppe di occupazione sovietiche e americane erano state ritirate (rispettivamente nel dicembre 1948 e nel giugno 1949) e aiuti, anche militari, erano stati accordati dalle due superpotenze rispettivamente alla Corea del nord e del sud. La storiografia più recente tende a sminuire l'influenza della guerra fredda e il ruolo di Stalin nel provocare la guerra. Probabilmente sull'onda di rivendicazioni nazionali Kim Il-sung ordinò all'esercito nordcoreano di invadere il sud nel giugno 1950. Motivi di opportunità internazionale e la ritirata cui furono costrette, in un primo tempo, le truppe del sud, convinsero gli Stati Uniti a intervenire militarmente, appoggiando il governo di Syngman Rhee. L'intervento di Washington fu approvato dalle Nazioni unite che con le risoluzioni del 27 giugno e del 7 luglio 1950 autorizzarono gli stati membri a intervenire militarmente per ristabilire la pace. La decisione fu presa grazie all'assenza temporanea dal Consiglio di sicurezza dell'Unione sovietica con cui Mosca intendeva protestare per il rifiuto occidentale di attribuire il seggio permanente spettante alla Cina alla Repubblica popolare cinese invece che a Taiwan. Mentre gli stati filostatunitensi appoggiarono la decisione di Washington e inviarono truppe, quelli del blocco socialista si schierarono con il nord, pur senza inviare truppe, accusando il regime del sud di aver iniziato le ostilità. Gli stati arabo-asiatici assunsero una posizione neutrale (il loro peso, inizialmente scarso, aumentò nel secondo anno della guerra, fornendo alla Gran Bretagna l'occasione per far pressione sugli Usa per la conclusione delle ostilità). Il comando delle forze Onu venne affidato al generale statunitense Douglas MacArthur. Nell'agosto 1950 l'esercito nordcoreano controllava la maggior parte del sud, tranne una ristretta zona intorno al porto di Pusan. Ma a settembre MacArthur riuscì a ribaltare la situazione, facendo sbarcare i marines a Inchön, alle spalle della linea nemica. Il successo di Inchön parve decisivo e, qualche giorno dopo, gli Usa decisero di riunificare la penisola con la forza, sia pur con qualche cautela per evitare l'intervento cinese. Il 7 ottobre l'Assemblea generale dell'Onu autorizzò le truppe a superare il confine tra le due Coree al 38° parallelo. Fra ottobre e novembre, truppe Usa furono inviate da MacArthur, contravvenendo una direttiva del proprio governo, a pochi chilometri dal confine con la Cina, provocando l'intervento non ufficiale di volontari cinesi. Lo scontro con i cinesi e le condizioni meteorologiche proibitive costrinsero la coalizione alla ritirata, dopo la quale il fronte fu riportato al 38° parallelo (marzo 1951). Nonostante la situazione critica e il rischio che il governo di Pechino entrasse in guerra anche formalmente, MacArthur continuava a rilasciare dichiarazioni bellicose, lasciando intendere un possibile ricorso alla bomba atomica. L'intervento moderatore della Gran Bretagna e il prevalere delle "colombe" nell'amministrazione Usa portarono all'allontanamento del generale, sostituito con il più moderato Matthew B. Ridgway. A Washington prevalse la tesi che la guerra dovesse rimanere limitata e nel giugno-luglio del 1951 lo stallo della situazione militare favorì l'apertura di negoziati a Panmujon. La guerra era costata 1.027.409 morti e 1.474.717 feriti, ma alcune stime parlano di 4.000.000 fra militari e civili morti e feriti. Furono distrutte il 43 per cento delle strutture industriali del paese e il 33 per cento delle abitazioni.

A. Campana