Virgilio con il suo amico Carlo Lucarelli in una foto dell'epoca
(Virgilio con il suo amico Carlo Lucarelli, in una foto dell'epoca)


La distruzione di Troia
La morte di Laocoonte sembra confermare le parole di Sinone: i greci sono partiti e il cavallo è un dono per Atena, che lo protegge. Scoppia la felicità in tutta Troia e tutti si prestano per far entrare la "fatale macchina" (II, 237) all'interno delle mura. I troiani si danno alla pazza gioia e danno inizio ad una grandiosa festa. Ubriachi e stanchi si addormentano tutti. Sinone, approfittando della sorveglianza nulla, apre il cavallo e fa uscire gli Achei. Si dirigono verso le mura e fanno entrare il resto dell'esercito.
Da notare il "fatisque deum defensus iniquis" ("protetto dagli iniqui fati del dio", (II, 257)). Sinone _DEVE_ aprire il cavallo per permettere la distruzione di Troia. È il Fato stesso che gli permette di eseguire questo compito.
Ænēïs (II, 234-249)
diuidimus muros et moenia pandimus urbis.
accingunt omnes operi pedibusque rotarum
subiciunt lapsus1, et stuppea uincula collo
intendunt; scandit fatalis machina muros
feta armis. pueri circum innuptaeque puellae
sacra canunt funemque manu contingere gaudent2;
illa subit mediaeque minans inlabitur urbi.
o patria, o diuum domus Ilium et incluta bello
moenia Dardanidum! quater ipso in limine portae
substitit atque utero sonitum quater arma dedere;
instamus tamen immemores caecique furore
et monstrum infelix sacrata sistimus arce.
tunc etiam fatis aperit Cassandra futuris
ora dei iussu non umquam credita Teucris3.
nos delubra deum miseri, quibus ultimus esset
ille dies, festa uelamus fronde per urbem.
Dividiamo i muri e apriamo la cinta delle mura. Tutti si prestano all'opera e mettono sotto i piedi del cavallo dei rulli striscianti1, e legano il collo [del cavallo] con corde di stoppa; la fatale macchina piena di armi oltrepassa le mura. Intorno [ad essa] i ragazzi e le fanciulle ancora da maritare intonano canzoni sacre e sono felici di [poter] toccare la fune con mano2; essa [la macchina] avanza e minacciosa penetra nel cuore della città.
Oh patria, oh Ilio casa degli dei, famosa in guerra per le mura dei Dardanidi! Quattro volte [il cavallo] si arrestò sulla soglia stessa della porta, e per quattro volte le armi [nascoste] nel ventre emisero un rumore; tuttavia insistemmo, incoscienti e accecati dalla pazzia, e collocammo il funesto mostro nella rocca consacrata.
Allora anche Cassandra apre la bocca ai futuri fati, [bocca] che giammai sarebbe creduta dai Teucri per ordine divino3.
Noi, miseri, per cui quel giorno sarebbe stato l'ultimo, ricopriamo di fronde festose i templi degli dei in tutta la città.
  1. Letteralmente: "Lo strisciamento di ruote".
  2. Letteralmente: "Gioiscono nel tenere la fune in mano".
  3. Cassandra, figlia di Priamo, diceva profezie. Un giorno rifiutò la corte di Apollo, che la maledisse: nessuno avrebbe mai più creduto alle sue profezie. E così avviene anche quando il cavallo entra a Troia: nessuno le da ascolto.

Ænēïs (II, 250-267)
Vertitur1 interea caelum et ruit Oceano2 nox
inuoluens umbra magna terramque polumque
Myrmidonumque dolos; fusi per moenia Teucri
conticuere; sopor fessos complectitur artus.
et iam Argiua phalanx instructis nauibus ibat
a Tenedo tacitae per amica silentia lunae
litora nota petens, flammas cum regia puppis
extulerat, fatisque deum defensus iniquis
inclusos utero Danaos et pinea furtim
laxat claustra Sinon. illos patefactus ad auras
reddit equus laetique cauo se robore promunt
Thessandrus Sthenelusque duces et dirus Vlixes,
demissum lapsi per funem, Acamasque Thoasque
Pelidesque Neoptolemus primusque Machaon
et Menelaus et ipse doli fabricator6 Epeos.
inuadunt urbem somno uinoque sepultam;
caeduntur uigiles, portisque patentibus omnis
accipiunt socios atque agmina conscia iungunt.
Intanto il cielo gira1 e la notte si precipita fuori dall'Oceano2, avvolgendo con grandi tenebre sia la terra che il cielo e gli inganni dei Mirmidoni; sparsi sulle mura i Teucri tacquero; il sonno riempe le stanche membra.
E ormai la falange degli Argolidi, schierate le navi, veniva [andava] da Tenedo3 attraverso i silenzi amici della silente luna, dirigendosi verso spiagge conosciute, e quando dalla regia poppa4 si levò una fiamma, protetto dagli iniqui fati del dio [il Fato], nascostamente Sinone libera [apre] i Danai rinchiusi nel ventre con pareti di pino5. Il cavallo aperto li restituisce all'aria aperta, e, felici, escono dalla cavità lignea i comandanti Tessandro e Stenelo e il funesto Ulisse, scesi scivolando da una fune calata. E Acama e Toa, e il pelide Neottolemo, e per primo Macaone e Menelao, e lo stesso artefice6 del danno, Epeo.
Invadono la città, sepolta nel vino e nel sonno; le vedette sono massacrate, ed accolgono tutti i compagni che aspetttavano presso le porte e uniscono le schiere alleate.
  1. Ricordiamo che secondo le più moderne concezioni del tempo è il cielo a girare intorno alla terra.
  2. Cioè il nostro Mar Mediterraneo.
  3. I greci hanno finto di partire. In realtà si sono nascosti dietro un isoletta, Tenedo.
  4. Cioè dalla poppa della nave del re.
  5. Ovvero il ventre del cavallo.
  6. fabricator indica l'artefice materiale del cavallo, quello che l'ha costruito. L'idea del cavallo era di Ulisse.