7. Rosa Luxemburg - Il valore della sconfitta

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Il 5 gennaio 1919 si tenne a Berlino una grande manifestazione popolare, nel corso della quale vennero occupate sedi dei giornali e della polizia; il giorno dopo fu proclamato lo sciopero generale e l'insurrezione armata, guidata dalle forze spartachiste che avevano dato vita al Partito comunista. Per fronteggiare il rischio rivoluzionario, il governo del socialdemocratico Friedrich Ebert (1871-1925) ricorse a una pericolosa alleanza con le gerarchie militari. Il socialdemocratico Gustav Noske (1868-1946), ministro della Difesa, servendosi dei cosiddetti corpi franchi (unità militari di volontari provenienti dal disciolto esercito tedesco), condusse una durissima repressione. Il Partito comunista fu dichiarato illegale; il 15 gennaio, i due leader spartachisti Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg furono arrestati e assassinati, con il pretesto di un tentativo di fuga. Nel suo ultimo scritto, Rosa Luxemburg fornisce un bilancio critico della rivoluzione tedesca e una difesa delle scelte dei comunisti.

 

"Ordine regna a Berlino!" annunzia trionfante la stampa borghese, annunziano Ebert e Noske, annunziano gli ufficiali delle "truppe vittoriose", a cui la plebaglia piccolo-borghese di Berlino acclama e sventola i fazzoletti!
La gloria e l'onore delle armi tedesche sono salvi di fronte alla storia mondiale. I miserabili sconfitti delle Fiandre e delle Argonne hanno riabilitato il loro nome con una splendida vittoria sui 300 "spartachisti" del "Vorwärts".1 [...]
"Ordine regna a Varsavia!" "Ordine regna a Parigi!" "Ordine regna a Berlino!" Così si rincorrono a distanza di mezzo secolo gli annunzi dei guardiani dell'"ordine" da un centro all'altro della lotta storico-mondiale. E i "vincitori" tripudianti non considerano che un "Ordine" che ha bisogno di essere mantenuto con periodici sanguinosi massacri, va inevitabilmente incontro al suo destino storico, al suo tramonto. Che cosa è stata quest'ultima "settimana di Spartaco" di Berlino, che cosa ha portato, che cosa ci insegna? Ancora in mezzo alla battaglia, in mezzo agli ululi di vittoria della controrivoluzione, i proletari rivoluzionari devono rendersi ragione dell'accaduto, commisurare gli avvenimenti e i loro risultati alla grande scala della storia. [...] Seguire con consapevolezza le sue direttrici, le sue vie, è i1 primo compito dei combattenti del socialismo internazionale. Era da attendersi da questa lotta una vittoria definitiva del proletariato rivoluzionario, la caduta degli Ebert-Scheidemann e l'istituzione della dittatura socialista? Certo no, se si prendono seriamente in considerazione tutti gli aspetti decisivi della questione. Il punto debole della posizione rivoluzionaria attuale: l'immaturità politica dei soldati, che si lasciano pur sempre adoperare dai loro ufficiali a fini antipopolari controrivoluzionari, è già una prova dell'impossibilità, in quest'urto, di una durevole vittoria rivoluzionaria. D'altra parte questa stessa immaturità dell'esercito è solo un sintomo della generale immaturità della rivoluzione tedesca. Il contado, da cui proviene una grande percentuale della truppa, ora come prima è stato appena toccato dalla rivoluzione! Berlino è ancora come isolata dal Reich. [...]
Da questa contraddizione, in una fase iniziale dello sviluppo rivoluzionario, tra aggravamento dei compiti e insufficienti condizioni per la loro realizzazione, risulta la conclusione formalmente negativa delle singole battaglie rivoluzionarie. Ma la rivoluzione è l'unica forma di "guerra" - anche questa è una sua particolare legge di vita - in cui la vittoria finale possa essere preparata solo attraverso una serie di "sconfitte"!
Che cosa ci mostra tutta la storia delle rivoluzioni moderne e del socialismo? Il primo divampare della lotta di classe in Europa: l'insurrezione dei setaioli lionesi del 1831, è finita con una grave sconfitta. Il movimento cartista inglese - con una disfatta. Il sollevamento del proletariato parigino nei giorni del giugno 1848 è terminato con una sconfitta schiacciante. La Comune di Parigi con una sconfitta paurosa. Tutta la strada del socialismo - per quel che riguarda le battaglie rivoluzionarie - è disseminata di patenti disfatte.
E pure irresistibilmente questa stessa storia passo passo porta alla vittoria finale! Dove saremmo oggi senza quelle "sconfitte", dalle quali abbiamo attinto esperienza storica, scienza, forza, idealismo! Noi, che oggi siamo giunti immediatamente davanti alla battaglia finale della lotta di classe proletaria, poggiamo i piedi proprio su quelle sconfitte, a nessuna delle quali possiamo rinunciare, ognuna delle quali è una parte della nostra forza e consapevolezza.
Avviene con le lotte rivoluzionarie l'esatto contrario che con le lotte parlamentari. Nello spazio di quattro decenni abbiamo avuto in Germania in sede parlamentare solo delle "vittorie", siamo passati addirittura di vittoria in vittoria. E il risultato ne fu, al momento della grande prova storica del 4 agosto: una disfatta politica e morale catastrofica, un crollo inaudito, una bancarotta senza esempi. Le rivoluzioni ci hanno finora portato sonore sconfitte, ma esse nella loro inevitabilità sono altrettante garanzie della futura vittoria finale. [...]
Le masse sono il fattore decisivo, sono la roccia sulla quale sarà edificata la vittoria finale della rivoluzione. Le masse sono state all'altezza della situazione, esse hanno fatto di questa "sconfitta" un anello di quella catena di sconfitte storiche, che sono l'orgoglio e la forza del socialismo internazionale. E perciò da questa "sconfitta" sboccerà la futura vittoria.
"Ordine regna a Berlino!" Stupidi sbirri! Il vostro "ordine" è costruito sulla sabbia. La rivoluzione già da domani "di nuovo si rizzerà in alto con fracasso" e a vostro terrore annuncerà con clangore di trombe io ero, io sono, io sarò!

R. Luxemburg, Scritti scelti, a cura di L. Amodio, Einaudi, Torino 1975, pp. 675-682.