1. Cancelleria di Carlo V, Jacob Fugger - L'elezione imperiale di Carlo V tra finanza e diplomazia

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Il significato del Manifesto agli elettori dell'Impero (1519) si svela fin dalle primissime righe, dove viene affermata con forza la connessione tra la volontà divina, il diritto di nascita e l'incoronazione dello stesso Carlo. Tali considerazioni corrispondono alla prima mossa di una strategia ben più complessa condotta da Carlo per indurre gli elettori a votare per lui. Il nonno di Carlo, l'imperatore Massimiliano, era infatti morto da pochi giorni e suo nipote, che pure poteva vantare i titoli necessari per aspirare alla corona imperiale, non era affatto sicuro che questa gli sarebbe stata concessa. Prima di tutto non dovevano nascere dubbi sulla legittimità delle aspirazioni di Carlo. In seguito si sarebbe aperta una trattativa anche economica con i principi, per la quale era necessario disporre di una grande quantità di denaro. La funzione della lettera di Jacob Fugger è del tutto evidente: farsi restituire quanto i Fugger hanno prestato all'imperatore. Nella lettera viene esplicitamente affermato, senza perifrasi o giri di parole, che il denaro dei Fugger avrebbe anche potuto finire nelle casse del re di Francia, se il banchiere tedesco avesse voluto, e che risulta «noto e verificato» (sulla base di lettere di emissari dell'imperatore possedute da Jacob Fugger) che senza l'intervento dei banchieri tedeschi Carlo V non avrebbe mai raggiunto la corona imperiale.

 

Manifesto agli elettori dell'Impero

Innanzitutto, come sapete, piacque a Dio nostro creatore, per buona, vera e legittima successione, farci pervenire ai regni lasciati dal defunto, di gloriosa memoria, nostro buon signore e nonno, il re don Ferdinando d'Aragona, dei quali a presente, per sua grazia, e buon volere, gioiamo pacificamente. E poiché da 40 o 50 anni in qua non c'è stato re né principe cristiano, che abbia fatto tante guerre, ad onore, profitto e utilità della cristianità, agli infedeli e nemici della nostra fede, del re d'Aragona, e siamo in questo stesso volere di seguirne le tracce; così, non c'è nulla così chiaro né più vero, che, se Dio ci facesse la grazia di giungere alla dignità e maestà imperiale, noi potremmo tanto più agevolmente compiere la buona disposizione in cui siamo; perché ciò che nostro nonno il re d'Aragona ha fatto in molti anni contro gli infedeli, con l'aiuto e la potenza di questa nobile nazione germanica, un grande successo noi l'otterremmo sugli infedeli in breve tempo, con l'aiuto dei sudditi dei regni e di altri paesi che possediamo al presente. Perché la nostra vera intenzione e volontà è di nutrire e mettere pace in tutta la cristianità, e di indirizzare totalmente la nostra forza e potenza alla difesa, conservazione e accrescimento della nostra fede.

Similmente, vi avvertiamo che se non fossimo della vera razza e origine della nazione germanica, e se non avessimo un buon fondamento di patrimonio, terre e signorie in essa [...] noi non vorremmo in nessun modo tentare né osare aspirare all'impero; ma voi sapete abbastanza che il nostro vero ceppo e il primo germoglio della nostra nobiltà viene dalla casa d'Austria, di cui al presente siamo il vero successore ed erede; e che [...] il nostro bisavolo Federico III, e Massimiliano, nostro nonno, morto da poco [...] hanno lungamente governato la nazione germanica, in stato, dignità e maestà imperiale, e in che modo e condotta ci rimettiamo al giudizio vostro e di tutta la nazione. Se è volere di Dio che siamo loro successore, ci comporteremo seguendo le loro vestigia, in modo e maniera che la libertà della nazione germanica, tanto nello spirituale che nel temporale, non sarà soltanto conservata ma accresciuta, tanto in generale che in particolare, del che speriamo non aver rimprovero dinanzi a Dio, né al mondo; e se c'è qualcosa pregiudizievole alla libertà germanica, vi promettiamo in fede e parola di re di raddrizzarla, e metterla nello stato dovuto, come si conviene e non risparmieremo il nostro corpo, i nostri stati e beni. [...]

Manifesto agli elettori dell'Impero, in B. Anatra, Carlo V, I, La Nuova Italia, Firenze 1974, pp. 36-37.

 

Il sollecito di Jacob Fugger (aprile 1523)

La Vostra Maestà Imperiale sa, senza dubbio alcuno, quanto i miei cugini e io siamo sempre stati fin qui sottomessi al servizio della prosperità e dell'innalzamento della Casa d'Austria, e come siamo stati condotti, per compiacere Sua Maestà vostro nonno, l'imperatore Massimiliano, e procurare a Vostra Maestà la corona romana, a impegnarci nei confronti dei principi che non volevano accordare fiducia e credito a nessun altro che a me; come, ancora, noi abbiamo anticipato ai commissari di Vostra Maestà e per lo stesso scopo una importante somma di denaro, che noi stessi abbiamo dovuto in gran parte prendere in prestito dai nostri amici. È poi notorio e verificato che, senza il mio aiuto, Vostra Maestà Imperiale non avrebbe mai potuto ottenere la corona romana, cosa che posso provare con scritti di mano dei commissari di Vostra Maestà. Non ho avuto in vista il mio interesse personale, perché, se avessi voluto abbandonare la Casa d'Austria e favorire la Francia, avrei ottenuto molto denaro e beni, come mi era stato proposto. Quale danno ciò avrebbe provocato per Vostra Maestà Imperiale e per la Casa d'Austria, il profondo giudizio di Vostra Maestà vi permetterà di valutare.

Sollecito di Jacob Fugger, in R. Ehrenberg, Le Siècle des Fugger, Serpen, Paris 1955, p. 48.