4. La politica economica di Einaudi
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Ispirata ai principi del liberalismo e a un forte rigore nella difesa dei conti pubblici e della moneta, la politica economica della ricostruzione ottenne risultati apprezzabili, ma impose al paese alti costi sociali.
 
Il problema della ricostruzione economica
Due ministri chiave
Le diverse reazioni politiche
 
Il problema della ricostruzione economica

Al termine del conflitto, oltre ai problemi politico-istituzionali, l’Italia dovette affrontare una difficile situazione economica, segnata dall’aumento del debito pubblico, dalla svalutazione della lira e dall’inflazione, con drammatiche ripercussioni sociali. Questa delicata fase della ricostruzione postbellica fu gestita dai governi del democristiano Alcide De Gasperi, prima con la collaborazione di tutti i partiti antifascisti, poi con l’appoggio delle sole forze di centro-destra e l’esclusione di quelle di sinistra. Nel governo formato il 31 maggio 1947, il primo dopo la rottura del fronte antifascista, il ruolo chiave fu ricoperto dal liberale Luigi Einaudi (1874-1961), come ministro delle Finanze e vicepresidente del consiglio. Le sue controverse misure per la difesa della lira favorirono la stabilizzazione della moneta italiana, ma nello stesso tempo provocarono gravi ripercussioni sociali. Ecco come lo storico Paul Ginsborg analizza le conseguenze della politica economica einaudiana.
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Due ministri chiave

Il nuovo governo aveva due ministri chiave: Mario Scelba agli Interni (che occupava quel posto dal gennaio 1947) e il liberale Luigi Einaudi, che era vice-presidente del Consiglio e ministro del Tesoro. Scelba era il protipo del conservatore inflessibile di cui aveva bisogno la Democrazia cristiana in una fase di crescente tensione sociale e politica. Sotto la sua direzione, polizia e carabinieri non solo vennero epurati da tutti gli ex partigiani, ma furono incoraggiati a interventire con forza e brutalità contro tutte le manifestazioni operaie e contadine che oltrepassavano limiti di tolleranza strettissimi. Nelle memorie popolari del periodo, la malfamata Celere di Scelba si sarebbe costruita un posto tutto per sé. Se Scelba cercò di imporre legge e ordine, Einaudi promise e ottenne ancora di più. Nel giro di pochi mesi l’ex governatore della Banca d’Italia fece quello che allo sfortunato Scoccimarro [precedente ministro delle Finanze comunista] era stato sempre impedito di fare: intervenire con decisione nell’economia per tenere l’inflazione sotto controllo. I metodi di Einaudi non furono certo gli stessi proposti da Scoccimarro, poiché egli attuò un classica politica deflazionista. […]
Nel settembre 1947 egli ridusse drasticamente la quantità di moneta in circolazione congelando il 25 per cento di tutti i depositi bancari e introducendo altre restrizioni al credito. Il risultato fu immediato: il tasso d’inflazione calò e la grave crisi dei cambi (il valore della lira sul mercato libero era caduto, tra il gennaio e il maggio 1947, da 528 a 909 lire per dollaro) fu messa sotto controllo. Questo era proprio ciò che volevano gli americani. Fin da aprile l’ambasciata a Roma aveva insistito sull’adozione di rigide misure interne come condizione preliminare per ogni aiuto futuro.
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Le diverse reazioni politiche

Sia allora che più tardi, le misure prese da Einaudi sollevarono una tempesta di polemiche. Da una parte esse furono largamente applaudite per aver salvato la lira e la nazione; dall’altra vennero ferocemente criticate, soprattutto dalla sinistra. Nessuno, certamente, poteva negare l’efficacia della battaglia antinflazionistica di Einaudi, ma i metodi scelti avevano avuto serie conseguenze negative La restrizione del credito colpì in profondità la piccola e media industria, provocando un complessivo declino degli investimenti e quindi della produzione industriale. I padroni reagirono a questa rigida deflazione con massicci licenziamenti. La prima ondata ebbe luogo nell’autunno 1947 e le commissioni interne furono incapaci di contrastare o perlomeno di rinviare l’espulsione dei lavoratori dalle fabbriche. Con il 1948 la media mensile dei disoccupati superò i 2 100 000. L’intera economia rimase gravemente depressa fino alla seconda metà del 1950.
La politica di Einaudi, tuttavia, fornì gran parte della base materiale della vittoria elettorale democristiana dell’aprile 1948. Le classi medie urbane, con stipendi fissi, videro finalmente un tentativo di salvaguardare il loro livello di vita. Una volta che le sinistre furono cacciate dal governo e che l’economia sembrò nuovamente sotto controllo, all’Uomo Qualunque e agli altri partiti di destra venne a mancare il terreno sotto i piedi. Con l’inizio del 1948 la DC aveva bloccato l’emorragia elettorale che minacciava la sua stessa esistenza.
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